Storia

Il 28 febbraio del 2012, in applicazione della legge 240/2010, in una riunione conclusiva, svoltasi presso il Convento degli Olivetani – sede del Dipartimento di Studi Storici, si costituiva il Dipartimento di Storia, Società, Studi sull’Uomo. La nuova struttura nasceva dall’iniziativa di tre dipartimenti: Dipartimento di Studi Storici, Dipartimento di Scienze Sociali e della Comunicazione e Dipartimento di Scienze Pedagogiche Psicologiche e Didattiche. 
Esso poteva contare su un organico di 78 docenti e ricercatori e 23 unità di personale tecnico-amministrativo. Ad essi si aggiungevano 60 dottorandi e 10 assegnisti. Nella fase iniziale, l’avvio e il coordinamento delle attività del DSSSU non apparivano agevoli. Questo non tanto perché il Dipartimento di Storia, Società, Studi sull’Uomo aveva ereditato orientamenti scientifici e culturali di tre diversi dipartimenti o perché c’era da definire un nuovo sistema di regole per la sua gestione e per la programmazione delle attività, ma soprattutto per la sua complicata struttura logistica. I docenti, il personale tecnico-amministrativo e gli studenti erano dislocati su quattro sedi: una a Brindisi, presso la Cittadella della Ricerca, e le altre tre a Lecce (Olivetani, Parlangeli, Cnos). 
Tuttavia, al di là dei problemi strutturali e della necessità di colmare rapidamente il vuoto normativo che caratterizzava l’avvio della nuova esperienza, il dibattito dei mesi precedenti aveva prodotto la convergenza su tre idee guida:  

  1. l’urgenza di una rinnovata riflessione sull’Uomo, in una fase in cui una sorta di fatalismo tecnologico sembrava (e sembra ancora) subordinare il suo sviluppo e quello della società alle traiettorie definite dai sistemi tecnico-scientifici. La passiva accettazione dell’inevitabilità tecnologica capovolge e sclerotizza il rapporto tra l’uomo e un mondo, che è il risultato della sua attività e della sua creatività. Ritenevamo che un dialogo continuo e approfondito su questi temi dovesse essere posto al centro del programma del Dipartimento non solo con lo scopo di analizzare i limiti di questa visione, ma per provare a ridefinire le ragioni a sostegno della centralità – ieri e oggi – dell’uomo nel mondo. Eravamo convinti che questo approccio potesse tradursi in orientamenti scientifici in grado di coinvolgere tutti i ricercatori del Dipartimento, producendo, al contempo, pratiche formative, atte ad attrarre gli studenti e a stimolarne partecipazione e creatività. D’altra parte, questi sviluppi erano naturalmente inscritti sia negli orizzonti della crescita specialistica delle aree scientifiche che costituivano il Dipartimento, sia nelle pratiche interdisciplinari che esso intendeva sperimentare, valorizzandone gli apporti. Si trattava, cioè, di avviare confronti sistematici tra gli studiosi, per integrare il sapere storico con quello sociologico, le analisi dell’ambiente con quelle psicologiche e pedagogiche, utilizzando anche i contributi non marginali di economisti e giuristi, che, afferendo al nostro Dipartimento, avevano aderito a questo impegnativo progetto;
  2. la centralità del consolidamento e dell’ampliamento della proiezione internazionale del Dipartimento, con un duplice scopo: confrontarsi con gli orientamenti di ricerca più avanzati a livello nazionale e internazionale e proporre, in questa più vasta dimensione, la funzione paradigmatica (e non retorica) delle nostre storie e delle esperienze significative delle nostre “realtà locali”. Si trattava, cioè, di sentirsi non “separati da”, bensì “parte di” un mondo in rapida trasformazione, traducendo le nostre analisi in orientamenti scientifici e in modelli esplicativi da utilizzare come positive sollecitazioni per gli interventi delle istituzioni locali e degli enti privati, coinvolti nei processi di sviluppo del Salento;  
  3. la convinzione che queste fossero da considerare solo come precondizioni necessarie per ampliare le conoscenze di cui i Dipartimenti originari erano depositari, costruendo un patrimonio condiviso che diventasse il carattere distintivo della nuova realtà dipartimentale. Su queste basi si sarebbe potuto lavorare alla messa a punto di pratiche formative, in grado di far apprezzare agli studenti i rischi cui la nostra società è esposta, nel caso che non si colgano le valenze inedite dei processi di trasformazione in corso e la complessità dei problemi da affrontare e risolvere. Compito specifico del Dipartimento era (e rimane) quello di sperimentare nuove metodologie di ricerca, nel contesto di ampie relazioni nazionali e internazionali, finalizzandole alla creazione di modelli conoscitivi generali e di strumenti di intervento per lo sviluppo delle comunità salentine. Queste ultime, infatti, sono ancora attraversate da forme di pessimismo che ne intralciano la crescita, generano sfiducia nel futuro e portano all’emulazione di modelli esterni non coerenti con le nostre tradizioni. La mancanza di una sistematica riflessione su ciò che siamo stati finisce con il distorcere la visione di ciò che vogliamo essere, portando a trascurare il fatto che processi di sviluppo durevoli e sostenibili devono necessariamente essere incentrati sulla valorizzazione delle risorse locali sul piano culturale, storico e paesaggistico. Su questo versante, l’Università del Salento e, al suo interno, il Dipartimento di Storia, Società, Studi sull’Uomo hanno, certamente, un ruolo strategico, a condizione che si superino le forme di separazione e diffidenza che hanno caratterizzato il recente passato.

Prof. Vito Antonio Gioia - primo Direttore del Dipartimento